giovedì 23 marzo 2017

"Io qui rappresento il Ministro, cazzo!"

È in questa sua frase, messa poco in evidenza dai vari commentatori, che si condensa il sintomo della deriva dell'università, più che nelle minacce scurrili del Rettore della "Tor Vergata" o nella sua sindrome dell'"uomo solo al comando".

Anziché, per esempio, "io qui rappresento la nostra comunità accademica", il nostro dice “il Ministro”, e forse non si rende nemmeno conto quanto la frase sia rivelatrice.

Intanto: l’episodio è disonorevole e perciò certamente deve dimettersi – punto.

Eppure, non se ne verrà a capo solo prendendocela con questo o quel rettore, convinti di aver trovato il capro che espia i mali. La cifra del successo della “riforma” dell'università sta nell’aver messo in piedi un coordinato groviglio di meccanismi che riducono la sua autonomia, per rafforzarne la subordinazione al potere esecutivo; al punto, appunto, che il Nostro si vede più prefetto governativo, che espressione e rappresentante della comunità accademica dell’Ateneo.

È così che avviene il progressivo disciplinamento della funzione dell’università di elaborare ed esprimere il pensiero critico. Facciamo bene a preoccuparci dei (per ora maldestri) tentativi di Trump di intimidazione della stampa, ma chiediamoci anche che cosa abbia prodotto questa gigantesca e autentica controriforma (grosso modo su scala europea, con poche notevoli eccezioni) dell’università dell’ultimo decennio: una controriforma che introduce meccanismi strutturali efficaci ad assopire e anestetizzare le funzioni eminentemente pubbliche dell’università, tra cui direi quella primaria, per dirla con chi-lo-diceva, dell’uso pubblico della ragione.

Con questa postilla, aderisco al comunicato della Rete29Aprile.

mercoledì 20 agosto 2014

Lo sbilancio di Mario Bruno (#algherologia)

Il fatto che l'annuncio di presentazione pubblica della proposta di bilancio comunale di Alghero (cioè prima della sua approvazione) abbia provocato furore in pezzi dell'opposizione consigliare è in sé la prova del declino dei nostri standard politici.

(Pezzo didattico.) So bene che sapete che io so che voi sapete che io so che voi sapete la seguente cosa, ma la dico lo stesso. Del mio, contrariamente all'idea che qualcuno poteva farsi, non sono un integralista della partecipazione (un po' feticista, sì). Peraltro, tra parentesi, è un utile atto di pulizia mentale ficcarsi bene in testa che la partecipazione è diversa dalla comunicazione pubblica, che è diversa dall'informazione pubblica: direi che di tutte le decisioni serve (adeguatamente) informare, che alcune serve (adeguatamente) comunicare, che per alcune serve la partecipazione. Infine c'è la distinzione tra la partecipazione e il dibattito pubblico: nella prima si assume che chi partecipa abbia un potere di decisione, nella seconda si tratta di una sfera, appunto pubblica, appunto di dibattito.

E qui arriviamo al bilancio comunale. Per molte buone ragioni, non tutte e nemmeno la maggior parte delle minute decisioni di un'amministrazione serve sottoporre al dibattito pubblico. Per alcune ciò può essere facoltativo, per altre opportuno, infine per altre ancora del tutto necessario. Queste ultime riguardano atti e decisioni più importanti, con effetti strutturali e duraturi. Tra queste certamente vanno inclusi i criteri e i principi dei principali atti di pianificazione e … il bilancio comunale.

Un vero dibattito pubblico sul bilancio presuppone una serie di condizioni che non paiono scontate: oltre al mero rendere pubbliche le carte (per cortesia in modo civile, nemmeno questo purtroppo scontato), serve documentare e spiegare in modo comprensibile come è fatto il bilancio, quali ne sono i principali flussi ed aggregati finanziari ed economici, quali le principali scelte e come esse si intersecano con la volontà politica. È deplorevole (ed è stato in passato deplorato dal sinceramente vostro) che queste condizioni in passato non si sono volute creare, ed è apprezzabile quando un Sindaco ci vuole provare.

In questo senso, non si capisce come il dibattito pubblico prima della discussione in aula possa esautorare l'aula dalle sue funzioni? Anzi, precisamente le due cose si tengono insieme. E poi non si capisce che dibattito pubblico è, sarebbe, e a che cosa servirebbe se fosse fatto dopo l'approvazione?

Addendum. Ogni autentico gesto dello stantio teatrino delle polemiche politiche algheresi (noto in breve come Il Teatrino) ha il fondamentale presupposto nel considerare tutti gli interlocutori, pubblico compreso, dei completi idioti. Corollario ne è di considerare anche sé stessi degli idioti. Solo in tale gioco di ruolo del facciamo-a-idioti ha senso ritenere come una grande scoperta la banalità che l'amministrazione Bruno non sia ovviamente un servizio di informazione pubblica. Essa ha un'agenda. Questo tra l'altro vuol dire che quello che viene rilasciato e presentato pubblicamente deve essere scrutato con attenzione e discusso pubblicamente. I consiglieri comunali hanno più tempo e strumenti per farlo, per valutare, avanzare pubblicamente critiche e proposte e contribuire così al vero dibattito pubblico sulle principali scelte politiche. Sarebbe una bella cosa.

giovedì 5 giugno 2014

La scelta di Alghero

Leggo e vedo le proposte di questi giorni del centrodestra algherese, irresponsabili e avventuriste: scriteriate ipotesi sui tributi e fisco locale; promesse di cubature un tanto al chilo; spregiudicate civetterie con forme regressive del secessionismo locale da strapazzo; cose persino comiche come il manifesto con l'appello al voto "per il diritto alla casa" (mentre si può dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che questo centrodestra – stesse persone, stessi blocchi di interesse – abbia in passato sistematicamente operato contro questo diritto, e che ora nel programma (sì, l'ho letto) avanza proposte del tutto ornamentali e omeopatiche).

Immagino che per qualcuno Mario Bruno non sia il sindaco ideale (o, secondo una scuola molto avanzata, che non sia il sindaco da sogno). Comprendo che i pasticci, le mischie e le scelte del recente passato si sono troppe volte giustapposte a ragioni di non-politica.

Comprendo anche che sinora ciascuno ha fatto le scelte che ha ritenuto, che a qualcuno è andata bene, a qualcuno benino, a qualcuno male, a qualcuno malissimo. Assumerei che per tutti la lettera è arrivata a destinazione (come è noto, "la lettera arriva sempre a destinazione").

Capisco tutto, e tuttavia (per dirla in lacanese) non esistono altre vie che abbracciare nella sua radicalità la "verità" che si è prodotta in questo collettivo incontro con il Reale. In altre parole, per dirla con Jules Winnfield: "non è [più] lo stesso fottuto campo da gioco, non è lo stesso campionato, e non è nemmeno lo stesso sport".

Per inciso, non mi piace indulgere troppo sul terreno del linguaggio morale, ma se mi sento provocato ci sto. Pertanto dico che evocare in questa particolare costellazione e da una posizione politica di centrosinistra la libertà di coscienza è il supremo atto di incoscienza. (È anche frutto di una confusione categoriale e un uso inconsapevole dei termini, che poi è la prima forma di irresponsabilità).

Per quel che mi riguarda, che cosa vi aspettate che vi dica? Che mi sono invaghito di Mario Bruno? Che è il mio sindaco da sogno e il punto focale della mia economia libidinale? Che credo che introdurrà il socialismo ad Alghero e che nella stessa mossa proverà la congettura di Riemann e, già che ci siamo, che mi regalerà un pony?

Nulla di ciò è vero, nulla di ciò serve, nulla di ciò conta e nulla di ciò è il punto. Il punto è che ci sono tre opzioni: votare Bruno, o Salaris, o astenersi.

Penso che Bruno sarebbe un ragionevole e buon sindaco di Alghero. Penso che il centrodestra al governo sarebbe una pessima cosa. Penso che astenersi sarebbe già concedere troppo.


sabato 24 maggio 2014

Dichiarazioni di voto e il ferro di cavallo di Niels Bohr (Edizione Alghero/Europa)

Domani voterei: Lampis – Sinistra civica –Bruno – Tsipras.

Poi vi spiego il condizionale, intanto i motivi.

Voterei Natacha Lampis, perché è una persona seria, intelligente e colta, capace, che studia, che si dà da fare e produce proposte, iniziative e progetti. Dei consiglieri uscenti è stata certamente tra coloro che hanno lavorato e prodotto di più. Ha sempre assunto la responsabilità e ha motivato pubblicamente le sue scelte. È stata l'unica consigliera che ha organizzato incontri mensili con cittadini per raccogliere proposte e per rendicontare le sue attività e le sue scelte. È una donna: una politica fallogocentrica è un problema. È tenace, radicale nel senso di voler andare alla radice delle questione, è ragionevole e dotata di buon senso. È stata e sarebbe un'ottima consigliera. Per me la migliore.

La seconda preferenza di genere la esprimerei per Costantino Monti, una persona impegnata, di grande intelligenza e capacità di ascolto. Senza esagerazioni, penso che abbia le doti per assumere nei prossimi anni un ruolo importante, anche di primissimo piano, nella politica cittadini.

Se avessi un secondo voto a disposizione, lo darei a Paola Correddu. Perché se Alghero ha bisogno Mario Bruno, Mario Bruno ha bisogno di Paola Correddu. Vige la transitività.

Se poi avessi questo secondo voto, darei la seconda seconda preferenza di genere a Roberto Iannaccone, persona seria, istruita, impegnata, per bene. Anche Roberto ha molte doti, e merita fiducia.

Voterei la lista Alghero in comune / Sinistra civica perché mi pare in questo momento l'unica prospettiva concreta per portare le istanze della sinistra algherese al governo della città. Meglio va Sinistra civica, e meglio e più da sinistra governerà Mario Bruno. La coalizione nella quale si presenta è articolata, ma dietro c'è un buon, anzi ottimo, programma. Se l'avete letto e ci avete trovato spirito, idee, progetti e pure passaggi ripresi verbatim da quello che ha prodotto Alghero Bene Comune e Buon Governo, questo è perché in quel programma ci sono spirito, idee, progetti e passaggi verbatim di Alghero Bene Comune e di Buon Governo.

Per inciso, la questione del copyright dei programmi politici è ovviamente una cosmica idiozia. L'unico atteggiamento sensato è di essere contenti se nei programmi degli altri trovi le tue stesse proposte. In fondo, personalmente non voglio occupare il potere, vorrei invece che le menti di coloro che lo occupano siano occupate dalle mie idee (quelle poche buone, se ci sono, s'intende).

Voterei Mario Bruno sindaco per la sua concretezza e capacità di metterei in pista il programma. Mi piacerebbe che lavorasse soprattutto per creare le condizioni istituzionali, politiche e normative per consentire a chi ha proposte, progetti, iniziative di portarle avanti e di portarle in porto.

Su Bruno dico ancora una cosa e racconto un aneddoto di questa campagna elettorale su due questioni per me importanti.

La cosa riguarda il Dipartimento di Architettura. Ho letto le risposte dei sei candidati alle sei domande rivolte dal Dipartimento. Quelle di Bruno mi sembrano di gran lunga le più convincenti, sia per la visione e perspicuità, sia per la concretezza degli impegni presi.

L'aneddoto riguarda invece l'urbanistica, ed è questo: due settimane fa Sinistra civica mi ha chiesto di intervenire all'incontro organizzato a Santa Chiara per presentare il programma sul tema della casa, riqualificazione urbane, urbanistica e il PUC. Il giorno dopo mi è capitato di incontrare Mario Bruno e alla domanda se c'era bisogno di concordare qualche punto del mio intervento grossomodo mi ha risposto: "Non serve. Il programma c'è ed è quello. Basta che lo spieghi. Fai tu."

Visto che qualcuno si diletta in congetture e fantasie, mi va di ribadire che, rileggendole, trovo le cose che ho scritto in questi anni sull'urbanistica algherese ancora attuali e che non mi sono mosso dalle mie posizioni. Mario Bruno questo lo sa, è per questo il suo "fai tu" mi rende sereno. (Cosa? No! non posso né voglio fare assessore.)

Infine, voterei Tsipras. Per dirla con l'understatement del secolo, non mi ha entusiasmato come è stata gestita la vicenda della Lista Tsipras in Italia. E tuttavia, Tsipras ha visione e concretezza, per dirla in battuta, sa cosa fare e sa come farlo, più di molti. Da quello che ho potuto leggerlo e sentirlo, si rende conto quale gran casino gli toccherà se gli capiterà di governare la Grecia.

È un barlume di possibilità che va tentato. Solo la sinistra può far avanzare un'idea progressiva dell'Europa. Si può ancora credere in quest'idea dell'Europa? Risponderei come Niels Bohr, che era noto per tenere un ferro di cavallo – quello che serve per impedire agli spiriti maligni di entrare in casa – sopra l'ingresso della sua baita nei dintorni di Copenhagen. Alla domanda come fa lui, uno scienziato, a credere in tali stupide superstizioni, ha risposto: "Certo che non ci credo, però mi hanno detto che funziona anche se non ci credi."

Quindi, chissà. Ed in ogni caso, tentare sempre.

Ah, il condizionale: sono cittadino italiano, ma non ho ancora la cittadinanza, e non posso, dunque, votare.

mercoledì 20 novembre 2013

La Nuova Sardegna vuole costruire alberghi a Maria Pia

La Nuova Sardegna di oggi editorializza nella sezione di notizie, in un pezzo sull'usucapione dei terreni a Maria Pia.

La questione di usucapione dei terreni a Maria Pia è gravissima e fa bene il quotidiano ad informare di questo i suoi lettori. Peraltro, il caso solleva gravi responsabilità politiche dei recenti e meno recenti amministratori che – per inazione o inettitudine o complicità (o una miscela di queste tre cose) – hanno lasciato correre le cose.

Una questione aggiuntiva che va sollevata è quella della trasparenza. Come scrivevo qualche mese fa, gli amministratori avrebbero il dovere di farci sapere con precisione (anziché di reticere) quali sono i terreni di proprietà pubblica e se sono a rischio di usucapione, ma soprattutto dovremmo poter sapere che stiano prendendo tutte le misure necessarie per evitare che questo patrimonio pubblico venga così silenziosamente sottratto.

E tuttavia, per tornare alla Nuova, il quotidiano sostiene che l'usucapione dei terreni ostacola "lo sviluppo" perché impedisce la costruzione di molti alberghi su Maria Pia. Questa tesi non è una notizia, ma un'opinione, ed è dubbia su almeno quattro livelli.

Il primo è il meno rilevante, ed è in punta di economia. Nell'ipotesi di vendita di questi terreni per la realizzazione di complessi turistici, il loro prezzo di vendita dovrebbe essere sostanzialmente lo stesso ("è il mercato, bellezza!"), che sia venduto dal Comune o dai privati (a meno che non si pensi che il Comune debba fare degli sconti a qualcuno). Sì, l'usucapione sarebbe una grave perdita economica per il Comune, ma non un ostacolo ai complessi turistici.

Il secondo, più sostanziale livello, è che questa concezione di sviluppo è perlomeno discutibile (a meno che per lo sviluppo non si intenda l'arricchimento di pochi attraverso un moderno sistema delle chiudende e l'espropriazione delle terre comuni). Dicevo, è perlomeno discutibile, e ci torneremo in futuro.

Il terzo, perché è molto discutibile anche che quest'ipotesi contribuirebbe ad un equilibrato ed equo sviluppo turistico. Su questo ho scritto varie volte (ad esempio in questo post con Bibo Cecchini sul PUC di Marco Tedde); anche qui meriterà tornarci in futuro.

Il quarto, perché si dà per scontata la realizzazione di complessi turistici. Il destino di Maria Pia è stato uno dei temi caldi della passata compagna elettorale, e per chi ne serba memoria, sarebbe possibile argomentare che il confronto tra le due opzioni di fondo su Maria Pia sia quello che ha fatto vincere Stefano Lubrano al ballottaggio. Quindi, sebbene in forma spuria me ne rendo conto, la comunità algherese si è già espressa attraverso il voto alle scorse elezioni. Far finta che non è successo è far finta che non è successo.

Toccherà dunque tornarci su molte questioni di merito, ma il punto che voglio fare qui è solo uno, e molto semplice: nella sezione di notizie si danno notizie. Ovviamente, se La Nuova Sardegna vuole offrire spazio alle opinioni (o rappresentare la sua linea editoriale a favore di una (dubbia) idea di sviluppo), ne ha pieno titolo, ma nella sezione di opinioni (o in un editoriale in cui se ne spiegano le ragioni) e non mescolando queste con le notizie.

martedì 12 novembre 2013

Lubrano e il PUC: nisi caste, saltem caute

Stefano Lubrano lamentava durante la sua ultima conferenza stampa di non aver ricevuto proposte sul PUC.

Direi che non è andata esattamente così, ma ci torno sul PUC tra un attimo, prima un piccolo inciso. È utile segnalare che questa cosa Lubrano l'ha detta in quell'ampio passaggio in cui tutta la triste traiettoria di questa vicenda viene "spiegata" attraverso gli attributi negativi dei consiglieri dimissionari della maggioranza. Divertente, perché c'è un semplice test che ogni lettore di queste righe sarebbe il grado di superare per dimostrare che si tratta di una narrazione-costrutto che proviene da un substrato fantasmatico: che si tratti di attributi negativi (ignorante, disfattista, opportunista, poltronista) o di quelli positivi (dedito, disinteressato, costruttivo, propositivo) o di quelli diciamo neutri (di sinistra, non di sinistra) ciascuno di voi sarebbe in grado di attribuirli – a seconda dei vostri giudizi, valutazioni e opinioni – di volta in volta a qualche consigliere di entrambi i "campi". Chi passa questo test sa bene che il racconto "tutti i buoni sono con me, tutti i cattivi sono contro me" è una gigantesca semplificazione che offusca anziché chiarire. A meno che non si sia afflitti dalla scissione del feticista ("so molto bene che cosa è vero, ma mi comporto come se non lo fosse", come ad esempio in "so molto bene che quella è solo una stupida scarpa con tacco a spillo, e nonostante questo è l'oggetto del mio investimento libidinoso".)

Ma fatemi tornare al PUC, a ripercorrere alcuni passaggi.

Giova dire che la necessità di avviare immediatamente un processo di discussione ed elaborazione del PUC è riaffiorata ed è stata sollecitata da molte persone – consiglieri e no – in molte occasioni e riunione di maggioranza sin dai primi mesi dell'amministrazione Lubrano.

Tuttavia, la prima occasione in cui se n'è parlato in maniera strutturata è stata però in una riunione "dedicata" della maggioranza, convocata solo il 6 Febbraio 2013. Un po' tardino direi, ma passi. Partecipata da molti consiglieri (forse tutti, ma non ricordo bene), esponenti di forze politiche e "tecnici di area", sono emerse in un clima costruttivo molte idee e proposte, e – debbo dire – una sostanziale sintonia di intenti e obiettivi, peraltro nel solco del programma elettorale che sul PUC è stato molto preciso e circostanziato. Ma soprattutto è stata da tutti espressa la necessità di avviare al più presto il processo del piano: la costituzione dell'ufficio del piano, l'avvio del dibattito pubblico e delle consultazioni per la stesura delle linee di indirizzo, che sarebbero state propedeutiche all'elaborazione del piano, da sottoporre all'approvazione del Consiglio Comunale. La riunione si concluse affidando all'Assessore all'Urbanistica il compito di raccogliere le idee, di istruire i problemi per elaborare delle ipotesi su come si potrebbe organizzare il processo e mettere in piedi l'ufficio del piano, in quali tempi, con quali strumenti e risorse. Con l'intesa che ci saremmo visti da lì a poco, nel giro di qualche settimana, per ragionare e prendere le decisioni su queste proposte.

So che l'Assessore Canu si diede da fare. Anche perché nelle settimane successive mi ha chiesto di vederci, e in due incontri ho cercato di dare il mio contributo; abbiamo ragionato del processo in generale e nel dettaglio su alcune ipotesi operative dell'ufficio del piano: il quadro delle competenze, i metodi e gli strumenti di lavoro, i modi di coordinamento tra il livello decisionale politico e quello di implementazione tecnica, la tempistica; abbiamo anche riflettuto sul quadro dei costi, una questione critica perché le risorse su cui poter fare affidamento in partenza erano poche, e solo più avanti si sarebbe potuto concorrere per finanziamenti su progetti ed attività. Abbiamo poi anche ragionato sulla disponibilità a collaborare del Dipartimento di Architettura. Ovviamente, non avevo titolo di impegnare il Dipartimento e i colleghi, ma questa disponibilità è stata in molte occasioni segnalata e persino cercata, e sarebbe bastato avviare un’interlocuzione e chiudere sul piano istituzionale un accordo quadro di collaborazione.

Insomma, si trattava di elementi cardinali di un piano operativo del processo di piano, che dopo un passaggio al tavolo politico avrebbe potuto, così era pensato, portare ad una bozza delle linee di indirizzo entro l'estate e poi essere discussa pubblicamente per essere approvata dal Consiglio entro l'anno.

Intendiamoci, non voglio dire che lo schema che avevo suggerito fosse il migliore possibile, e immagino che l'Assessore si sia – giustamente! – consultato anche con altre persone, con Sindaco, "politici", tecnici e funzionari. Se lo ha fatto, ha fatto bene. Perché il punto era costruire delle ipotesi fattibili ed operative da sottoporre alla discussione del tavolo politico.

Ebbene, non se ne fece più nulla. Non ci fu più nessun seguito. Nessuna altra riunione fu convocata dal Sindaco e dall'Assessore (anche se so che fu sollecitata in diverse circostanze). Nessun quadro di ipotesi fu presentato, nessun documento predisposto con proposte operative, che sia "interno" o di dominio pubblico. Niente.

Ho una confessione da farvi: non so davvero perché il tutto si arenò. Ho sentito diverse interpretazioni, alcune maligne altre benevole, eppure nessuna mi ha davvero convinta. Non ho mai bevuto la storia dei secondi (e nascosti) fini o degli entourage occulti; ho pensato e continuo a pensare che Lubrano sia una persona per bene. Idem per l'allora assessore Canu. Anche per questo, per me le ragioni perché questo Santo Graal del programma elettorale, il PUC, sia stato messo da parte, resta un mistero.

Eppure, non riesco a non ricordare un motto di Wittgenstein: "ciò di cui non possiamo parlare direttamente, sarà mostrato dalla forma delle nostre azioni". E azioni vi furono. Due. Anziché l'avvio del processo del PUC, gli unici due atti urbanistici che arrivarono furono anti-programma e anti-PUC. Il primo, la proposta di inserire nel Piano triennale delle opere pubbliche il discutibile intervento su Maria Pia (sì, grosso modo del genere di quello contro il quale, si potrebbe argomentare con una certa sicurezza, Lubrano ha vinto al ballottaggio). Il secondo, la famigerata variante sulle zone B1 e B2, che ho già ampiamente commentato assieme alla collega Alessandra Casu. Entrambe rocambolescamente ritirate, ma entrambe segno di debolezza, o di insicurezza, o di assenza di volontà politica di proseguire nel solco del programma, o di un cocktail di queste tre cose.

Questa fu la vicenda del PUC che fu.

Ed eccoci qui, con il Sindaco che attribuisce responsabilità con ricostruzioni imprecise, lasciandoci ancora senza risposte del perché il programma nelle sue parti sostanziali, nel metodo e nel merito, sia stato messo da parte, con invereconda e molto selettiva cernita di pseudo-aneddoti e fattoidi che passano per retroscena, e che in modo fuorviante alimentano narrazioni che "suonano giuste" anche se non corrispondono alla realtà.

Mi va di aggiungere un'ultima cosa. Il tirar fuori fatti parziali, mezze verità, i pseudo-retroscena con il solo scopo di sputtanamento, è un po' come fare la pipì a letto: all'inizio è piacevole, ma poi tutto molto presto diventa un vero casino.

Nisi caste, saltem caute.



martedì 29 ottobre 2013

Sorvegliare e punire (edizione piazza Juharia)

(Pubblicato su La Voce di Alghero)

L'uso promuove l'organo. Potete solo immaginare quanta ilarità provocava questa frase del docente di biologia in noi scolari delle medie imbottiti di ormoni della pubertà.

Eppure è proprio così: l'uso promuove l'organo; e vale anche per gli spazi pubblici.

La segnalazione del Wwf e di qualche facebookaro sullo stato della piazza Juharia sono meritorie perché sollevano un'importante questione. Tuttavia le soluzioni "securitarie" che vengono proposte potrebbero essere precipitose, e anzi rischiano di far velo della natura del problema, e della soluzione.

Senza dubbio, sorvegliare e punire produce l'esito. Militarizzare le piazza con persone armate in divisa taglia la testa al toro. Ma la taglia forse un po' troppo.

Come vengono usati gli spazi dipende dal senso che chi li usa attribuisce a loro. In generale, quando gli spazi vengono usati da utenti diversi e da "popolazioni" multiple, che se ne "servono" per scopi diversi, è allora che può emergere quel sano controllo sociale che dà luogo al loro uso "civile" e "pubblico".

Questa consapevolezza è una delle più leggibili qualità del progetto della piazza e del complesso. Per questo quello spazio anziché un cul-de-sac è stato pensato permeabile e accessibile dai dintorni, dal centro storico, dai bastioni e dal porto. E diventerà uno spazio pubblico solo quando gli utenti diversi e le popolazioni multiple inizieranno a farne uso e a mescolarsi: cittadini, studenti, utenti della biblioteca, turisti e avventori. Questo darà le migliori chance perché avvenga quell'ordinario miracolo dell'uso civile degli spazi pubblici, che si ripete quotidianamente in molti luoghi di tutte le città del mondo (Alghero compresa) senza eccessive sorveglianze e senza eccessive punizioni.

Sono invece spesso il monouso e l'iperspecializzazione degli spazi a rendere in generale necessaria la sorveglianza e a degradare la qualità dei luoghi pubblici. Che sia il monouso di quattro scalmanati che li trasforma in non-luoghi pubblici, o che sia l'iperspecializzazione turistica che li trasforma in luoghi non-pubblici attraverso moderni meccanismi delle chiudende, espropriazioni e recinti esclusivi.

Gli spazi pubblici sono non per quello che sono, ma per quello che se ne fa.

lunedì 14 ottobre 2013

Larghe intese di tipo B

(Pubblicato su La Voce di Alghero)

D'accordo, per la precisione: larghe intese di tipo B1 e B2.

Infatti, occupati dal Fukushima in Via Columbano del venerdì scorso, pochi osservatori si sono accorti che l’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio Comunale che va in scena giovedì tra i primi punti prevede la discussione della variante per le zone B1 e B2.

Si tratta della variante che Alessandra Casu e il sinceramente vostro hanno già commentato nel dettaglio, cercando di spiegare perché è inopportuna, sbagliata nel metodo e nel merito, e – aggiungo – in palese contrasto con il programma elettorale con cui il centrosinistra ha vinto le elezioni. Anche Carlo Mannoni e Antonio Budruni hanno espresso le loro perplessità.

Un po’ di storia. La variante è stata portata in Consiglio Comunale il 6 agosto, ma le divergenze nella maggioranza hanno visto il Sindaco chiedere di sospendere la discussione in Aula, "per un approfondimento in seno alla maggioranza."

Ebbene, non risulta che questo approfondimento ci sia stato, ed ecco però che la variante riappare in pole position per la seduta di giovedì. Informazioni di prima mano dalla riunione dei capigruppo che ha deciso l’ordine del giorno mi dicono che l’inserimento è stato chiesto direttamente dal Sindaco, e non potrebbe peraltro essere diversamente, dato che si tratta di un provvedimento proposto dalla Giunta.

È difficile prevedere come andrà, ma abbiamo alcuni segnali. Il capogruppo del Pdl Marco Tedde ha dichiarato nella seduta del venerdì scorso che l’opposizione sarà al completo a garantire il sostegno al provvedimento. I consiglieri Bernardi, Melis e Serra della lista Lubrano hanno annoverato le zone B1 e B2 tra i “veri problemi” da affrontare con urgenza. Di altri, sappiamo perlomeno ancora del consigliere Calvia del Pd che ha preannunciato il suo appoggio (del resto, visti i precedenti, sarebbe sorprendente il contrario).

Insomma, è difficile fare previsioni, ma pare che la variante abbia buone chance di essere adottata.

Ribadisco, è un provvedimento sbagliato, nel merito e nel metodo, e a chi ancora nutre speranze nella possibilità di un “ritorno al programma” e di un ordinato avvio del dibattito pubblico e della progettazione del PUC, mi verrebbe da chiedere: è immaginabile un più nitido experimentum crucis di questo?

venerdì 11 ottobre 2013

Sull'uso della VQR in Ateneo (di Sassari)

Il 15 ottobre c'è una conferenza dell'Università di Sassari sulla cosiddetta Valutazione della qualità della ricerca (VQR).

Oltre alla presentazione dei risultati per l'Ateneo, capisco che uno degli argomenti sarà come tenerne conto per la suddivisione delle risorse (premiali) tra diversi dipartimenti e aree disciplinari, e per il reclutamento. 

Non so quanto tempo ci sarà per gli interventi, per cui provo a mettere giù qui alcune mie riflessioni.

1. In primo luogo l'ANVUR ha esplicitamente detto che, per tante buone ragioni, la VQR è a) inadatta e impropria per valutare i singoli ricercatori, e altresì b) per confrontare la qualità della ricerca tra aree scientifiche diverse. (Come spesso accade, Roars chiarisce bene i termini in questione.)

Per questo mi asterrei dai tentativi di farlo in sede locale. Anziché operare ulteriori manipolazioni dei dati che pongono problemi di misura, di rappresentatività e di logica valutativa, potrebbe essere più utile semplicemente restituire le più significative misure di VQR per le aree ed i dipartimenti dell'Ateneo, che riguardano la loro "collocazione" rispetto allo scenario nazionale. (Un buon esempio è la relazione di Francesco Pigliaru, delegato per la ricerca dell'Università di Cagliari).

2. Sulla questione dell'uso delle valutazioni e la distribuzione delle risorse, penso che qui occorre operare su due ragionevoli, direi logiche, linee di azione: a) una che, per così dire, stia alle regole del gioco e b) l'altra che ragiona sulle regole del gioco e su come cambiarle.

2.a) Per quanto riguarda lo stare alle regole del gioco, direi che le cose stiano in questi termini: per quanto e a seconda del meccanismo con cui (per quanto, e a seconda del meccanismo con cui!) la VQR influenzerà il finanziamento degli Atenei (FFO, premialità, ecc.) sarà possibile calcolare con esattezza il contributo relativo di ciascuna area e di ciascun dipartimento. 

Può il meccanismo di ripartizione delle risorse (premiali) a livello di Ateneo fermarsi meramente a questo parametro di contributo di ciascun dipartimento al complessivo punteggio VQR dell'Ateneo?

Direi di no e direi che qui occorre tornare alla nostra carta fondamentale. Penso che siamo stati saggi a scrivere al punto 4. dell'Art. 15 dello Statuto dell'Università di Sassari che "la distribuzione delle risorse è operata in coerenza con i risultati conseguiti dalle diverse strutture, con gli indirizzi strategici assunti dall’Ateneo, con una prospettiva di sostenibilità dell’intero sistema e nel rispetto del principio della coesione a livello di Ateneo."

Quindi: si guardano i risultati valevoli per i finanziamenti ministeriali (nei nostri termini i parametri di contributo dei singoli dipartimenti), ma si tiene conto anche a) degli indirizzi strategici e b) del principio di coesione. L'elemento di strategia vuol dire ad esempio che l'Ateneo può decidere che alcune aree o dipartimenti o corsi di laurea siano strategici e che per questo valga la pena di investirci per fondare nuove cose o rafforzare quelle esistenti, al di là dei risultati pregressi. L'elemento di coesione vuol dire che si può pensare di sostenere aree, dipartimenti e corsi che sono in condizioni fragili e che però sono ritenuti un importante presidio culturale o accademico o didattico.

Entrambe queste due cose, le decisioni di strategia e di coesione, hanno come presupposto due cose: che queste scelte vengano compiute (possibilmente attraverso un dibattito pubblico) e che comportino una chiara assunzione di responsabilità (possibilmente con un qualche meccanismo di skin-in-the-game).

2.b) Per quanto riguarda il ragionare sulle regole del gioco e su come cambiarle, si tratta di partecipare al dibattito sui meccanismi di valutazione VQR e sui meccanismi con cui queste valutazioni si trasformano in finanziamenti per gli Atenei. Personalmente, non vedrei vedrei male applicare su scala nazionale i principi del nostro Statuto. Ma ciò che conta di più è partecipare al dibattito, anche nelle sedi istituzionali, anziché subirne senza consapevolezza gli effetti (possibilmente sottraendosi alla straziante orgia di instupidimento per via dell'uso di termini nell'inglese per gli allocchi).

mercoledì 9 ottobre 2013

Push&Pull della ricerca contrattata della RAS

Stavo per scrivere una cosa sui nuovi tender (italiano?) per la "ricerca dedicata" della Regione Sardegna, ma scopro che Francesco Pigliaru ha già fatto un ottimo lavoro. Andate a leggerlo prima di continuare.

Però Pigliaru è troppo buono. È già molto delicata la decisione di un'amministrazione pubblica su come allocare le risorse tra grandi ambiti di ricerca, figuriamoci quella di stabilire con minuziosa precisione i temi specifici delle ricerche.

La cosa può aver senso solo se – come scrive Pigliaru – si tratta di ricerche legate alle esigenze "strettamente definit[e] dalle specifiche richieste conoscitive espresse dalla Regione per finalità operative legate alla sua funzione istituzionale".

E tuttavia, direi che queste esigenze e il modo con cui le finalità operative delle ricerche si intrecceranno con le finalità istituzionali dovrebbero essere documentate e motivate in modo dettagliato, perspicuo e cogente. Tali motivazioni non stanno nelle carte, e la cosa quindi non può che apparire come un discrezionale esercizio di urbanistica "ricerca contrattata".

Questa prassi pone anche un grave problema di trasparenza. Esattamente quali canali – e con quale rilievo pubblico – sono stati seguiti per determinare quali ricerche chiamare?

In chiave personale, non saprei se le mie ricerche sono di maggiore o minore particolare interesse per le finalità operative della Regione, e la Regione ha ovviamente la piena autonomia di determinarlo. Salvo, insisterei, nel rispetto del principio di pubblicità ("non sono autorizzati quegli atti di governo che il governo non può o non vuole pubblicamente difendere di fronte ai cittadini, nei termini della ragione pubblica").

Ma se il metodo di scelta è stato prevalentemente di tipo push e non pull, allora vorrei poter seguire un canale trasparente e pubblicamente noto in cui si sa chi avanza le proposte e chi si assume le responsabilità di compiere le scelte (e se si tratta di organizzare un pubblico concorso di bellezza di Paride, che so, di fronte all'assessore e ai funzionari coadiuvati da una commissione di "esperti", sono tutto a favore!)

(Ah, vedo che anche Bibo Cecchini è sul pezzo.)

Aggiornamento (11/11/2013): I delegati alla ricerca dei due atenei sardi hanno mandato una lettera all'Assessorato competente che esprime simili perplessità.


Maria Pia appesa ... a "una relazione"

A proposito del mio post sul ratto di Maria Pia, l'ex-assessore all'urbanistica Massimo Canu scrive oggi in un commento ad un articolo di alguer.it:
"Il sig. Blecic continua a rilanciare un suo commento [...] che cita la dichiarazione del sottoscritto alla stampa relativamente al piano triennale delle opere pubbliche. In quell'occasione ribadii la necessità di verificare la situazione possessoria sui terreni in oggetto rimandando all'assessore competente la richiesta di una relazione da parte degli uffici del demanio. Per quanto di mia conoscenza quella relazione è stata richiesta dall'assessore."
Per primo, direi che un (ex-)assessore non debba dare spiegazioni al sig. Blecic, ma la dovrebbe (avrebbe dovuto) dare alla città, possibilmente in modo completo e senza esitazioni, possibilmente attraverso canali ufficiali e non via Facebook.

Nel merito, si apprende solo ora che è stata richiesta “una relazione”.

Resta il fatto che ci sono terreni a rischio di usucapione.

Resta il fatto che non sono pubblicamente noti quali, a quali condizioni, e in generale qual è la situazione possessoria di Maria Pia.

Resta la mia valutazione che in più di un anno al governo non ci sono scusanti per questo stato di cose, e l’aver "chiesto una relazione” – mi dispiace – è troppo poco. (Peraltro, il meccanismo giustificativo "l’assessore che chiede all'assessore che chiede all'ufficio che chiede ..." – per dirla con l'understatement del secolo – è molto debole.)

Resta la mia valutazione che dovremmo poter sapere che gli amministratori prendono tutte le misure necessarie per evitare che questo patrimonio pubblico venga così silenziosamente sottratto. Purtroppo, non lo sappiamo e – evidentemente – non le stanno prendendo.

Un ultimo chiarimento: qui non c’è niente di personale. Per parafrasare Salvatore ‘Sally’ Tessio, “dite a Massimo Canu che fu sempre solo una questione d’affari … mi è sempre stato simpatico.”


Addendum (ore 15:50): In un commento aggiuntivo, Massimo Canu scrive: "Nessuna risposta al sig. Blecic. Tanto meno via Facebook. Il sottoscritto ha comunicato alla città secondo i canali opportuni quanto di sua competenza. Altrettanto non si può di altri."

No, mi dispiace, non risulta alcuna comunicazione pubblica (ripeto: pubblica, ripeto: pubblica), né dell'ex-assessore Canu né di altri esponenti della Giunta, sulla questione di usucapione di Maria Pia oltre a quella del 6 Giugno sull'Unione Sarda di cui dicevo nel mio post originale. Qualunque "canale opportuno" che esclude quello pubblico è per questa precisa ragione in questa vicenda del tutto inopportuno.

martedì 1 ottobre 2013

La crisi algherese: scusi, qual è la domanda?

Tra i pregi della scrittura di Antonio Budruni, vi è quello di stimolare un franco ma pacato dibattito. Così è anche con il suo ultimo pezzo sulla crisi politica algherese.

Mi pare però che la discussione sulla crisi ondivaghi tra risposte a due domande diverse, e che questa confusione tra domande crei … confusione.

C'è una prima domanda: che cosa è successo e perché?

Qui le risposte che si sentono in giro oscillano tra due opposte narrazioni di fondo:

1. La prima narrazione (più in sintonia con il Zeitgeist) è che c'è un Sindaco, bravo e indipendente, un buon manager "prestato alla politica" che sa come fare e sa cosa fare, e che ci sono "i partiti" (da pronunciare con voce tetra: "uuu, i partiti!") assatanati e assetati di "poltrone" che gli impediscono di lavorare e che hanno deciso di tenerlo legato e rinchiuso sotto tortura nella dungeon di Pulp Fiction finché non le molla.

2. La seconda narrazione è invece che c'è un Sindaco (e una Giunta) inconsapevole e inadatto, che non ha mai davvero voluto (o è stato incapace) di adoperarsi per fare i passi necessari per realizzare il programma elettorale, per avviare tavoli di lavoro, per progettare soluzioni, per coinvolgere le competenze, per affrontare i problemi, per stimolare il dibattito pubblico, per abbracciare la vera trasparenza, dopo ripetuti solleciti e tentativi e disponibilità delle forze politiche a dare una mano.

Oramai ogni algherese a questa domanda avrà bevuto si sarà dato una risposta che si colloca in qualche punto tra questi due estremi poli o ne combina diversi dosaggi. Anch'io ce l'ho una abbastanza precisa e strutturata, ma non la dico qui per non inquinare il post con divagazioni.

Infatti, potrebbe non essere necessario rispondere a questa prima domanda, per provare a rispondere alla seconda e a mio avviso più importante domanda: e ora che fare?

Il Sindaco sarà sfiduciato? o terrà invece botta? se sì come andrà avanti? a maggioranze variabili? o è invece possibile una "ricomposizione" (come auspica Budruni)? ci sono ancora condizioni per farlo?

Ebbene, non intravedo le condizioni per una ricomposizione. Penso che le cose siano in molti sensi andate troppo oltre, e penso che nel merito delle cose concrete poco o nulla è stato fatto per mettere in carreggiata il programma elettorale, e che ancor prima delle cose concrete non è avvenuto quel "cambiare davvero" nel modo di amministrare e di fare politica (penso che Budruni converrà con me su questo). Nessun galleggiamento e nessun avventurismo può recuperarlo, e nessun "cambiamento radicale" (come auspica Budruni) avverrà né può avvenire.

E allora, non sarebbe più onesto, e indolore, e ragionevole, e saggio, e meno dannoso prendere atto del fallimento e concordare un'ordinata ritirata?, una specie di mutuo scioglimento consensuale (e mutuo disarmo) in cui si decide che quest'esperienza è finita e che si torna al voto, e nel frattempo si provvede a trovare qualche ragionevole soluzione a qualche emergenza che si è accumulata. (Non scrivo altro, qualcosa del genere ma scritto meglio lo propone Bibo Cecchini, andate a leggervelo.)

Da qualche tempo vedo diverse persone attribuirsi le virtù della responsabilità (solo per poi sostenere tra loro corsi di azione del tutto diversi). Del resto, dopo Scilipoti la responsabilità è diventata a buon mercato. Tuttavia, non sarebbe forse la cosa più responsabile cessare di chiamarsi con impudenza responsabili, e di fare invece una, forse l'unica, cosa davvero responsabile?


sabato 21 settembre 2013

Mensa scolastica ad Alghero: quante sono le dita, Winston?

Ricapitoliamo e documentiamo i fatti.

Fatto 1. Nel febbraio 2012 il Commissario Casula decide di aumentare le tariffe dei buoni pasto della mensa scolastica.

Fatto 2. A marzo, dopo un'efficace mobilitazione dei genitori, il Commissario ritira sospende il provvedimento e applica le tariffe invariate.

Fatto 3. A settembre 2012 la nuova amministrazione decide di aumentare le tariffe, anche se di meno di quanto aveva previsto il Commissario Casula.

Fatto 4. A settembre 2013 la giunta conferma le stesse tariffe.

Risultato finale: è un fatto che la nuova amministrazione ha aumentato e non abbassato le tariffe della mensa. Mi dispiace, questi sono i fatti, e i fatti hanno testa dura.

E no, mi dispiace, non può obliterarli nessun comunicato oscurantista del Comune scritto in qualche maldestra neolingua: dimezzare un aumento non è ridurre; lasciare uguale non è calmierare. (Era più convincente Gregory Craig, il difensore di Bill Clinton, che sosteneva che il Presidente non aveva mentito perché … uhm … un sigaro può non essere considerato un rapporto sessuale.)

Aggiornamento (3/10/2013): Rimarchiamo un dettaglio: come dicevo, è vero che per l'effetto del provvedimento del Commissario le tariffe sarebbero aumentate. Ma la nuova amministrazione, nel pieno dei suoi poteri avrebbe potuto decidere quello che voleva: di ridurre, dimezzare e persino eliminare, oppure di aumentare, raddoppiare e persino decuplicare le tariffe. Ha deciso di aumentarle, ripeto, meno di quanto prevedeva il Commissario, ma comunque di aumentarle. Voglio chiarire che non discuto se c'erano o no delle buone ragioni per decidere di aumentare le tariffe, magari ce n'erano delle buonissime. Quello su cui voglio invece insistere è un fatto molto semplice in punto di aritmetica e che sia intellettualmente disonesto sostenere che si è trattato di una riduzione e non di un aumento.

Nel merito. Non sono in grado di dare giudizi se è bene aumentare, ridurre, o lasciare uguale le tariffe. Ma precisamente qui sta il punto! I comunicati del Comune parlano di ristrettezze di bilancio, ma non siamo in grado di sapere quali sono. Posso solo dire che è ridicolo parlare del bilancio partecipato senza il primo e indispensabile  primo e indispensabile – atto di svelare e spiegare come esso è fatto, quali le spese obbligate e quali discrezionali, quali i margini di manovra. Se si può fare per l'intero bilancio dello Stato (la Ragioneria ogni anno pubblica uno snello "Bilancio in breve") che cosa osta farlo per quello Comunale? Senza questo primo passo, parlare di partecipazione non è che puro tokenism.

Ho preso parte alla protesta dei genitori del febbraio 2012. Al di là delle tariffe, uno dei più importanti punti delle nostre richieste era la trasparenza. Nessun aumento di tariffe senza che siano prima pubblicamente noti i costi complessivi del servizio, l'impiego delle risorse, le quote di copertura, i vincoli e margini di manovra rispetto ad altri capitoli di bilancio. Non vedo altri modi per impostare un onesto rapporto con il pubblico e di interlocuzione con le famiglie.

Mi dispiace, le dita sono quattro.


lunedì 9 settembre 2013

Rettore sotto accusa – Rettore assolto

L'Unione Sarda di oggi ha ripreso il mio post su pezzi di Architettura che (probabilmente) andranno a Sassari.

Ringrazio il quotidiano, anche perché si è sempre distinto per l'attenzione per le vicende di Architettura ad Alghero e per la loro fedele ricostruzione.

Voglio tuttavia precisare che non era mia intenzione mettere il "Rettore sotto accusa".

Comprendo che il senso del post poteva essere equivocato perché ho omesso di dire che la designazione di Alghero come sede di lezioni era contestuale alla firma dello schema dell'accordo, e che dunque confidare di avere gli spazi a S. Chiara per tempo era ragionevole da parte del Rettore. Ma soprattutto che il Rettore non porta alcuna responsabilità perché quegli spazi non sono ancora disponibili (e che anzi si è premurato e continua a premurarsi per concretizzare lo schema dell'accordo).

In chiusura di quel post, invitavo la studentessa di indirizzare la sua incazzatura verso chi porta le responsabilità di questa situazione, che non è certamente il Rettore. Mi sento di rinnovare l'invito.

venerdì 6 settembre 2013

Un terzo di "Architettura ad Alghero" va a Sassari? È probabile.

Con questo commento ho condiviso su Facebook le preoccupazioni di Bibo Cecchini per l'avvio del nuovo anno accademico di Architettura ad Alghero.

C'è stato qualche commento, tra cui una studentessa scrive:
"Ho la sensazione che quest'anno succederanno casini, ma seri. Siamo stanchi di questa situazione, e non possono dirci queste cose ora quando la maggior parte degli studenti hanno preso casa ad Alghero, tanto meno spendere soldi per ulteriori trasferimenti! Riusciamo a risolvere la situazione una volta per tutte?"
 Ho risposto:
"Il suo risentimento è motivato e la stanchezza comprensibile. 
Non ho titolo di dare informazioni ufficiali, ma mi sento di riportare alcuni fatti. 
Fatto 1. Come forse sa, il Dipartimento di Architettura da tempo esprime preoccupazioni sulla situazione ed era allertato per la possibilità di non poter disporre degli spazi di S. Chiara per l'avvio del nuovo anno accademico. 
Proprio perché c'erano questi dubbi, avevamo per tempo – a maggio  chiesto all'Ateneo di prevedere la possibilità di collocare temporaneamente a Sassari le classi delle due lauree specialistiche (cosa che avrebbe consentito agli studenti di organizzarsi meglio). Il Rettore ha insistito invece di mettere Alghero in alcuni documenti ufficiali, confidando che gli spazi sarebbero diventati disponibili in tempo. 
Ora eccoci qui: ad oggi c'è uno schema di protocollo d'intesa tra l'Università di Sassari e il Comune che parla della concessione degli spazi di S. Chiara, ma ci sono ancora vari passaggi formali da compiere, non ultimo la stesura con il Comune di un programma quadro, nonché l'approvazione in Consiglio comunale. Il mio pessimismo deriva dal fatto che vedo difficile che questi atti possano compiersi in così poco tempo (tra l'altro la prossima convocazione del Consiglio Comunale del 15-16 settembre non prevede la discussione di questo punto). 
Fatto 2. Noi (cioè il Dipartimento) vogliamo entrarci. Non solo, stiamo facendo e abbiamo fatto tutto il possibile  e tutto il necessario  per essere pronti per il primo ottobre: preventivi per i traslochi, procedure per l'acquisto degli arredi, banchi, lavagne, proiettori, ecc. Noi siamo e saremo pronti, il 1 Ottobre!  basta che ci facciano entrare. 
Non c'è bisogno che mi dilunghi oltre, se ha voglia di ricostruirla, la vicenda è documentata nel dettaglio sul blog del Direttore di AAA e sul suo personale.

Come le dicevo all'inizio, lei ha buone ragioni di essere incazzata (lo sono anch'io). È sua facoltà invece esserlo in modo generico, oppure indirizzarla a chi ne porta le responsabilità."

Se volete, possiamo continuare a ragionare e parlarne, anche qui. Mi farebbe molto piacere.

Addendum: "Rettore sotto accusa – Rettore assolto"

martedì 13 agosto 2013

Dibattito pubblico vero come metodo costante (secchioncellesco)

Tre cose molto mediamente brevi sul dibattito pubblico, visto che mi capita spesso di evocarlo e visto che corre qualche equivoco (qualcuno si è persino convinto che rischia di essere una pratica autoreferenziale).

Uno. Immagina una grande, permanente assemblea del popolo, che so, 40 mila algheresi convocati a Maria Pia ogni giorno per discutere, dibattere, deliberare… Ecco, il dibattito pubblico non è questo. L'idea è molto più semplice: c'è una sfera pubblica –fatta di sedi pubbliche, giornali, forum, reti sociali, insomma luoghi fisici o virtuali – dove si dicono cose pubblicamente.

Due. In questa sfera dovrebbero vigere due regole.
La prima: quel che si dice vale al suo valor facciale (si assume che le parole significano quello che dicono, non si fanno processi alle intenzioni, ci si astiene dalle fallacie di argomentazione, …).
La seconda: ha valore di legittima ragione a favore o contro una scelta pubblica solo quello che viene detto nel dibattito pubblico.

In questo punto vengo normalmente avvicinato dal personaggio Tu-Non-Capisci-Un-Cazzo-Degli-Algheresi-Fidati-Sono-Navigato-Io-E-Tu-Sei-Un-Ingenuo-Coglione. Posso sommessamente dire al tipo Navigato che l'obiezione è nota e stantia? Ma meglio prevenire. Dunque, immagino che l'essenza dell'obiezione sia la seguente domanda: per stare nel dibattito pubblico serve spogliarsi dagli "interessi privati"? Per niente! Il punto non è se io sia con o senza interessi, e nemmeno se una scelta pubblica che difendo mi favorisca o no, bensì se le ragioni che porto a favore di questa scelta possano essere assunte, o meglio erette, al valore di principio generale e condivisibile.

Per capirci, se sostengo che "tutti i croati algheresi debbano ricevere un sussidio per l'affitto" (pro domo mea, letteralmente!), non ho violato le regole del dibattito pubblico, perché il punto è dibattere se quel criterio possa avere una validità generale, al di là del fatto che per me in effetti sarebbe una cosa davvero carina.

Quindi si tratta di confrontare le ragioni. Ora, potresti sostenere che magari non tutte le ragioni (e interessi) verrebbero rappresentati in un dibattito pubblico. Vero, anzi due volte vero. La prima volta vale per quegli interessi esclusi che faticano a rappresentarsi, e in tal caso occorrerebbe pensare a come dar voce a chi non riesce averla (cosa difficilissima, ma non per questo rinunciabile). La seconda volta perché magari ci sarebbero degli interessi "nascosti", o "indicibili", o "inconfessabili", o "illegali", che farebbero fatica ad essere espressi in un dibattito pubblico. Appunto! ma questo è precisamente un argomento a favore del dibattito come metodo della ragione (e della scelta) pubblica!

Tre. Il dibattito pubblico ha un bel gemello eterozigoto: il principio di pubblicità, che non è una puttanata inventata dai markettari, ma, nella concezione di Rawls, quel principio che vieta ai governi di compiere scelte che non sono in grado o non sono disponibili a dibattere e difendere pubblicamente di fronte ai propri cittadini, nei termini della ragione pubblica.

Questo è Rawls al suo meglio che, messo in forma positiva, dice una cosa importante: ogniqualvolta gli amministratori agiscono seguendo questa idea di ragione pubblica e motivano ai cittadini le loro ragioni nei termini di ciò che ritengono più ragionevole alla luce di una qualche concezione di giustizia, essi compiono il loro dovere civico nei confronti dei cittadini.

Ah, tra parentesi, il dibattito pubblico ha pure una bella cugina: la trasparenza.

Ma torniamo a noi. Come si può vedere dalle vicende algheresi, il dibattito pubblico non è un dato di fatto e non si dà in natura; è un progetto. La qualità e l'estensione di questo dibattito è la precondizione perché le scelte vengano fuori un po' meglio e un po' più giuste. E viceversa, sempre come si può vedere dalle vicende algheresi, tutte le scelte dubbie o patentemente sbagliate del passato (per esempi fare mente locale) sono venute fuori così anche, forse soprattutto, per l'assenza del dibattito pubblico.

Ultimissima: poiché il dibattito pubblico e la ragione pubblica fanno tutt'uno, il primo strumento della seconda, solo in questo preciso senso esso è, in modo particolare, autoreferenziale. In nessun altro.

domenica 11 agosto 2013

C'è un'Alghero migliore, migliore

Ho deciso di restituire la tessera dell'associazione C'è un'Alghero Migliore.

Non lo faccio per dissenso con la "linea politica" dell'associazione. Peraltro, già da qualche tempo parte del mio dissenso è di dominio pubblico nella lettera di dimissione da presidente di CEAM. Rileggendola oggi, non la trovo invecchiata (mi rammarico solo di non essere stato un po' più diretto).

Ma non è questo il punto, le ragioni sono altre. Permettetemi di partire del giro del Buon Governo tra settembre e dicembre 2011. Il principio primo di quell'esperienza, come potrete ricordare, era "dibattito pubblico vero come metodo costante". La candidatura alle primarie prima, e la lista civica C'è un'Alghero Migliore poi, nasce da quell'esperienza e – per come la vedo – trovava soprattutto in questo primo principio le sue ragioni.

La crisi che l'associazione ha attraversato, soprattutto a partire dalle circostanze che hanno portato alle mie dimissioni, mi ha fatto riflettere sul suo ruolo. Pensavo e penso ancora che si debba distinguere tra il gruppo consiliare e l'associazione (e poi tra il movimento (e la lista civica che ne era l'espressione) e l'associazione che ne ha voluto raccogliere l'eredità). In fondo, le consigliere sono espressione di una lista civica che ha raccolto consenso sulla base di un programma elettorale prima della nascita dell'associazione. Questa distinzione, che è un atto di igiene mentale, avrebbe consentito all'associazione di sentirsi più libera e di stimolare e promuovere il vero dibattito pubblico senza badare "ai confini". Soprattutto senza avvitarsi nelle discussioni su che cosa sia opportuno e "responsabile" che i suoi soci dicano pubblicamente quando si tratta di muovere una critica a chi governa.

Continuo ad essere convinto come Bibo Cecchini che in politica sia sempre opportuno dire quel che si pensa, comprese le critiche a chi governa, chiunque esso sia. E penso che l'associazione avrebbe potuto farsi promotrice e stimolare un franco dibattito pubblico.

Una nota personale sul concetto di responsabilità. Come docente universitario godo di un raro privilegio di sicurezza e indipendenza che mi permette di parlare senza dovermi preoccupare delle conseguenze sul mio lavoro e sui miei affari. (E no, non penso che sia giustificato chiedere ad altri atti di sacrificio o eroismo pretendendo da loro di correre rischi che tu in fondo non corri). Per me però, il far parte dei liberi poetae et pictores viene con la responsabilità di assumersi la responsabilità per quello che si dice, secondo la regola: se vedi una porcheria e non la chiami porcheria, sei tu la porcheria.

Ma torniamo al punto. Dico in generale, non vedo alternative al dibattito pubblico perché l'alternativa sono gli intrighi privati: il deleterio gioco delle voci, delle capziose mezze verità, degli stupidi gossip la cui distruttiva potenza ho imparato a conoscere bene in poco più di un anno quanto è durato il mio diretto coinvolgimento nella politica locale. Vale anche per l'attuale crisi politica: se ne può uscire bene solo con un franco ed aperto dibattito pubblico che riaffermi la centralità del programma alla base del mandato elettorale. Non certo per via delle macchinazioni delle quali, ad esempio, ci tocca venire a conoscenza solo sotto forma di oscure favole juniveltiane sul polpo, sulla murena e sull'aragosta.

È incongruo dispensare consigli ad un'associazione nello stesso momento in cui se ne esce. Per questo chiudo come ho aperto. Il giro del Buon Governo aveva un motto: "non solo per un diverso governo, ma per un governo diverso". Ebbene, è un dato di fatto, un diverso governo c'è. Ma è anche il caso di serenamente constatare che poco c'è stato di governo diverso, diverso nei modi e metodi.

Su questo, l'assenza del (e l'indisponibilità al) dibattito pubblico non ha giovato in questi mesi. Partirei dunque da qui. Al di là delle appartenenze e tessere, a chi partecipava o no al giro del Buon Governo, a chi condivide il patrimonio di principi e valori del movimento C'è un'Alghero Migliore (che sia o no socio dell'omonima associazione), dico che penso che questo dibattito pubblico vada riaperto.

giovedì 8 agosto 2013

Spiaggia dei cani, ha ha ha?

Ines Zanasca, che è un'amica, scrive nei commenti ad un articolo su alguer.it che avrei irriso la proposta della spiaggia dei cani:
"[...] anche il tuo amico Blecic che irrideva alla proposta, con la sua parlantina sciolta. Siete più antichi di mia nonna [...]"
Da dove esce questa cosa che io avrei irriso la proposta? Lo si può mostrare?

Vediamo, l'unica volta che ho menzionato il regolamento sulla spiaggia dei cani era in un mio precedente post. Chiunque non troppo pigro per cliccarci può vedere che non ho irriso la spiaggia dei cani. Anzi, ho detto che sono contento per loro ed ho solo colto l'opportunità per segnalare che un altro regolamento – quello sulla trasparenza dei redditi e patrimoni degli amministratori – è dovuto da troppo tempo.
Me ne si può dare atto del fatto che non ho irriso alcunché?
Se ne può prendere atto che il regolamento sulla trasparenza tarda ad arrivare?

Ora, in generale, spererei che si possa avere un dibattito ragionato sulle cose, limitandosi a parlare nel merito delle questioni. Direi che attribuire ai propri interlocutori frasi mai dette e intenzioni mai avute è una slealtà verbale che non contribuisce alla qualità di questo dibattito. (Ah, l'avermi dato del vecchio non mi offende: chissà se in fatto di saggezza e prudenza essere antichi come la nonna di Ines non sarebbe invece una cosa positiva).

Sulla spiaggia dei cani. Tendo a parlare delle cose di cui posso informarmi e farmi un'opinione. Non avrei potuto irridere né elogiare il regolamento per il semplice motivo che esso non è stato reso pubblicamente accessibile (e non è un bene). (In generale, quello che mi interessa molto è il metodo: progettare e riprogettare gli spazi pubblici con il contributo degli abitanti e degli utenti: direi quindi nessun progetto di oasi canine senza sentire l'opinione dei cani, o almeno dei loro padroni).

Sull'irrisione delle cose. Non penso che questo strumento debba essere estromesso dal dibattito pubblico. Mi è capitato in passato di essere ironico (preferirei chiamarlo così che l'irrisione) su cose che ritenevo lo meritassero (ad esempio su Enrico Letta; su La Rete4 di Via Don Minzoni; alcune volte su Marco Tedde, ad esempio qui, qui, e qui; sul Pdl algherese; sono solo alcuni esempi).



mercoledì 7 agosto 2013

La manomissione dell’urbanistica algherese

di Ivan Blečić e Alessandra Casu

(Pubblicato il 5 Agosto su Alguer.it e su La Voce di Alghero.)

“Non c’è bisogno”, rispondeva l’indimenticabile Nottola – il personaggio principale de Le mani sulla città di Francesco Rosi – al compare che gli chiedeva “e mo’ cambiamo il piano regolatore?”. Già: perché affannarsi ad un nuovo piano urbanistico?, perché può far ballare l’amministrazione comunale? E perché si dovrebbero mantenere gli impegni presi in campagna elettorale, individuando una figura di Garante sui conflitti di interesse che potrebbero emergere con la pianificazione urbanistica?

Ma veniamo ai fatti. Su proposta dalla Giunta e dall’Assessore competente, venerdì scorso la Commissione urbanistica ha approvato con alcune astensioni il testo di una variante al Piano Particolareggiato delle zone B1 e B2. La variante, che riguarda la buona parte della città consolidata nelle estese aree attorno al centro storico, ora attende la discussione in Consiglio Comunale per l’approvazione finale.

L’edificabilità di queste aree è aumentata da che è entrato in vigore (peraltro con una procedura anomala, giacché lo adottò un Commissario prefettizio e non il Consiglio Comunale) il Piano Particolareggiato. La maggior volumetria edificabile, sinora, era limitata da alcune ragioni di ordine – per così dire – estetico: per garantire continuità e omogeneità dei fronti, l’altezza massima in molti casi non poteva superare la quota raggiunta dagli immobili confinanti. E ora con questa variante si intende superare alcune di queste limitazioni (ma non in tutti i casi, generando così differenze tra gli edifici realizzati prima e dopo dell’approvazione del vigente Piano Regolatore). Non c’è bisogno.

Ci sono vari aspetti tecnici di dettaglio che per ragioni di spazio non possiamo qui approfondire, per cui solleveremo solo alcune questioni per spiegare perché riteniamo inopportuno che il Consiglio Comunale adotti la variante.

lunedì 5 agosto 2013

I Rom fanno il pieno di cubature, d'urgenza

Ho scritto con la collega Alessandra Casu una nota sulla proposta di variante urbanistica (il nostro intervento è stato pubblicato su Alguer.it e su La Voce di Alghero). Leggetevi anche il pezzo sull'argomento di Carlo Mannoni (che devo ammettere è più bravo di noi).

Ebbene, salta fuori pure che la variante sarà discussa in una convocazione straordinaria urgente del Consiglio Comunale. Oltre ad accorciare i tempi, questa modalità consente di saltare la fila inserendo all'ordine del giorno del Consiglio questioni, appunto, urgenti.

Ora, immagino che l'emergenza dei Rom, che è al primo punto dell'ordine del giorno, abbia dei profili di urgenza; anche se avrebbe potuto e dovuto non averli, visto che la questione si trascina da molto tempo; ma passi.

Non si capisce invece quali profili d'urgenza possa avere la variante urbanistica. (Perlomeno questa urgenza non sembra esserci tra le motivazioni allegate alla variante).

Guardate, potete anche essere in disaccordo con Alessandra Casu e me nel merito della variante. Ma non si capisce perché essa debba essere approvata d'urgenza, attraverso un processo decisionale opaco e sbrigativo, senza informare adeguatamente il pubblico dei suoi contenuti e senza un vero dibattito pubblico.

Come scrivevamo nel nostro intervento:
"Ma anche al di là delle nostre valutazioni nel merito della variante, speriamo almeno di far comprendere che decisioni come queste possono avere importanti effetti di breve, medio e lungo termine. Crediamo che le questioni sollevate siano di interesse pubblico e che, quindi, debbano essere sottoposte alla valutazione e al dibattito pubblico. Avevamo capito (e sperato) che questo sarebbe stato il metodo costante della nuova amministrazione, perché esso è anche il metodo imprescindibile per fare urbanistica. Noi a questo dibattito pubblico siamo stati, siamo e saremo disponibili. Anche se, forse, non c’è bisogno..." 
Mi dispiace, quel che sta accadendo non è OK!